L’epigrafe di Via Matteo Renato Imbriani

Fino alle più lontane future generazioni monito ed esempio supremo restino perennemente scolpiti nei cuori i nomi di coloro che morirono combattendo per fare più bella e più grande la Patria

L’epigrafe principale di Via Matteo Renato Imbriani presenta 328 nomi, sormontante da un monito dai toni celebrativi e retorici:

Fino alle più lontane future generazioni monito ed esempio supremo restino perennemente scolpiti nei cuori i nomi di coloro che morirono combattendo per fare più bella e più grande la Patria


Questa formula che riflette pienamente la cultura commemorativa dell’Italia post-bellica, poi amplificata durante il regime fascista, nella quale i caduti diventano modelli morali e strumenti di educazione civica. Anche perché riprende direttamente le parole di Mussolini che fanno da prefazione all’edizione del 1926 dell’Albo d’Oro dei Caduti in Guerra:

“Queste pagine sono sacre, come quelle del Vangelo di Cristo. Anche esse racchiudono un’epopea umana e divina di amore, di dolore, di eroismo e dì gloria. Giungano esse, intatte, fino alle più lontane, future generazioni monito ed esempio supremo, e restino perennemente scolpiti nei cuori i nomi di coloro che morirono combattendo per fare più bella e più grande la patria“.
B. Mussolini, Prefazione a L’Albo d’Oro dei Caduti in Guerra, 1926

La stessa disposizione dei nomi, estremamente densa ed organizzata in colonne regolari, presenta tanto una chiara classificazione gerarchica quanto la chiara volontà di costruire un insieme visivo volto a mostrare una massa compatta di sacrificio collettivo.

Sul lato destro è presente un pannello aggiunto nel 1949, dedicato ai caduti delle Quattro Giornate di Napoli, eretta per volontà del partigiano Gaetano Russo e che rappresenta una naturale evoluzione commemorativa dei “morti per la Patria”.

L’EPIGRAFE | I CADUTI